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Il comune di Colleretto Giacosa appartiene a: Regione Piemonte - Città metropolitana di Torino

Villa Albertini

Nome Descrizione
Indirizzo Via Provinciale - Colleretto Giacosa
In via Carandini, sul lato opposto dell’ingresso principale al Castello dei San Martino, di recente sottoposto a una vasta opera di restauro conservativo, un tempo era un vigneto annesso al maniero.

Al suo posto crescono ora grandi tassi, all’ombra dei quali sale la strada bianca, percorribile a piedi, (detta del Ronc Tomà, dall’antico nome della zona) che raggiunge la Provinciale, in prossimità dell’accesso a Villa Albertini, al n. 1.

La residenza è stata a lungo buen retiro del senatore Luigi Albertini, che nel settembre 1900 aveva sposato Piera Giacosa, secondogenita del poeta Giuseppe Giacosa.

Luigi Albertini, lungimirante Direttore del Corriere della Sera dal 1900 al 1921, fautore de La Domenica del Corriere e del Corriere dei Piccoli, Senatore del Regno d’Italia e storico, Luigi Albertini (1871-1941) era solito concepire nella quiete della villa di Colleretto le sue iniziative professionali più riuscite.

Fra queste spicca La Lettura, supplemento mensile culturale del Corriere della Sera, diretto dal primo numero del gennaio 1901 sino alla sua morte (1906) da Giuseppe Giacosa.

«Un affetto appassionato» spingeva Albertini a soggiornare per lunghi periodi con la moglie e i figli Leonardo ed Elena nella residenza canavesana, che spesso ospitava le più illustri firme del Corriere e dei periodici collegati.

Il musicista, scrittore e librettista Arrigo Boito, assai vicino a Giacosa, aveva una camera riservata, dove dispose che il suo “erede fiduciario” e amico fraterno Luigi Albertini traslocasse e riallestisse il proprio studio.

Tatiana Tolstoj, secondogenita dell’autore di Guerra e pace, era un’habitué e a Colleretto furono celebrate le nozze tra sua figlia Tania e Leonardo Albertini, figlio del senatore.

Frattanto, nel novembre 1925, il senatore Albertini aveva rifiutato di piegarsi alla dittatura fascista in nome della sua fede nel liberalismo e per questo dovette rinunciare insieme al fratello Alberto, giornalista, alla proprietà e alla direzione del Corriere, che aveva trasformato nel giornale italiano più autorevole e letto, l’unico con una risonanza nella stampa internazionale.


La villa e le dipendenze per rimessa, rustiche, limonaia e serra sorgono in posizione dominante e panoramica su uno smisurato lotto acquistato da Albertini nel 1904.

Una prima fase di edificazione aveva riguardato il fabbricato padronale, progettato dall’ing. Alberto Aluffi (1860-1942) e abitato dal 1909.

Negli anni 1923-‘25 erano seguiti ampliamenti a firma del marchese Achille Majnoni d’Intignano (1855-1935), architetto regio di Umberto I, autore di giardini, ville e arredi d’interni per l’alta società, amico fraterno degli Albertini, per i quali aveva siglato la villa di Gressoney Saint-Jean.

L’abitazione di Colleretto si compone di due corpi di fabbrica adiacenti e sfalsati, composti di seminterrato, terreno verandato, primo, secondo piano e mansarda, unificati dalla continuità della copertura.

All’essenzialità dell’architettura si coniuga una decorazione a sequenze di nastri e festoni classici, fasce geometriche dipinte e graffite in colore contrastante con motivi a lisca di pesce e a onda d’ispirazione Sezession.

Lo sconfinato parco secolare aderisce a criteri scenografici e conserva le originarie serre e il semenzaio, alternando belvedere, lunghi pergolati, settori a parterre, altri di giardino informale e distese di prato all’inglese, secondo modi che inviano all’architetto del verde Giovanni Roda (1866-1951), discendente della celebre dinastia di giardinieri regi.

A lato della portineria di Villa Albertini inizia strada al Castello che serpeggia in salita tra ordinate coltivazioni a frutteto e a vigna, dove il panorama si fa sempre più vasto ed emozionante, sino ad abbracciare lo scenario incomparabile di un monumento geologico unico, qual è l’Anfiteatro Morenico.

A cura del Comune di Colleretto Giacosa - maggio 2018. Fonti Arch. M.G. Imarisio
Per la fotografia si ringrazia il signor Diego Surace