vai al contenuto. vai al menu principale.

Il comune di Colleretto Giacosa appartiene a: Regione Piemonte - Città metropolitana di Torino

“La fabbrica della chiesa”: Chiesa parrocchiale Invenzione di Santa Croce

Nome Descrizione
Indirizzo Via G. Giacosa
Sulla storia e sulla struttura della chiesa parrocchiale ci sono tre importanti documenti storici, oltre a documenti sparsi, che hanno permesso di tracciarne un quadro ripreso nei volumi di Piero Venesia - Della Pedànea. Appunti di storia canavesana, di Gino Vernetto - Colleretto Giacosa Storia e storie e nella specifica pubblicazione dedicata alla Chiesa parrocchiale, corredata di numerose splendide fotografie, del 2007 dedicata alla chiesa Invenzione di S. Croce.

La chiesa di S. Croce fu edificata su progetto dell’architetto Sartoris, a partire dal 1772 sul sito di un precedente edificio, dedicato originariamente a S. Pietro, che si trovava in pessime condizioni e che aveva accanto il cimitero, poi trasferito più in basso, dove sorge tutt’ora.

La chiesetta di S. Pietro era già presente nel 1585: aveva un pavimento poco decente, la sacrestia era molto piccola, non c’era la casa parrocchiale in quanto dipendeva dalla parrocchia di Loranzè. Ulteriori notizie sulla forma sono fornite nel 1652. Aveva due navate che la componevano, la maggiore lunga 12 passi e larga 10....

A fine del Seicento, con l’aumento della popolazione e dell’importanza del paese, dovuto soprattutto agli insediamenti sul suo territorio di alcuni complessi artigianali unici nella zona (battitori di carta, fucine per la lavorazione di rame e ferro) si erano venuti a creare dei giustificati fermenti autonomistici.

La chiesa, vecchia ormai per secoli ed innumerevoli rattoppi, non è più idonea a sopportare le esigenze parrocchiali di una comunità che ha largamente superato il livello di un piccolo borgo campestre. Ma alla mancanza di un progetto organico non possono sufficientemente supplire nè l’entusiasmo della popolazione né la competenza dei “mastri da muro” collerettesi.

I verbali delle riunioni del Consiglio permettono di conoscere il percorso lungo e tormentato della ricostruzione della chiesa considerata patrimonio della comunità che sentiva il dovere di sostenerne la costruzione e le manutenzioni.


Sotto la spinta di Don Saudino, nel 1772 viene presentato e approvato dalla comunità un progetto dell’architetto Sartoris.

Tra il 1779 e negli anni a seguire gli interventi di sistemazione si arenano e si alternano, in quella che sarà definita la “Fabbrica della chiesa” e, probabilmente per la precedenza data alla fabbrica della nuova chiesa, si trascura la manutenzione della casa parrocchiale.

L’esecuzione della chiesa ha un percorso lungo e difficile dovuto essenzialmente alla scarsità di risorse economiche e dalla rimarchevole indifferenza dei cosidetti “patroni” che fino al 1846 godono del diritto di “ius patronatus” ma non ottemperano agli obblighi da esso derivati.

Nel 1811 vengono reperiti ulteriori fondi e nel 1831 il parroco ammalato muore e lascia, con testamento alla chiesa, una vigna di 37 tavole.

Nel 1835 vengono effettuati nuovi lavori sulla casa parrocchiale e le vendite di beni e donazioni, numerose in quell’arco di tempo, fanno presumere che si volessero completare i lavori, giunti alle ultime battute.

I lavori si conclusero nel 1838 con l’installazione del monumentale organo a canne della ditta Bossi di Bergamo.


Nel 1878 un uragano violentissime abbatte il muro di cinta del giardino della canonica e anche la chiesa viene danneggiata e si stacca un pezzo di cornicione della facciata e Giuseppe Giacosa prende a cuore la questione presentando la pratica all’Economato Generale di Torino.

Nella visita pastorale del 1881 il Vescovo amministra la Cresima ai bimbi di tutta la Pedanea, padrino Piero Giacosa e madrina Paolina Realis, in una chiesa abbellita da festoni e scritte in latino e italiano, come scriverà Giuseppe Giacosa.

In occasione dei festeggiamenti del primo centenario, la chiesa viene sottoposta ad alcuni restauri quali l’intonacatura e tinteggiatura della facciata e al suo interno.

Nel 1900 la chiesa accusa oramai visibilmente gli anni e nel 1947 viene rifatto completamente il tetto e vengono svolti altri interventi al suo interno, rimessa a nuovo la cantoria e l’organo viene dotato di motore.

Tra il 1955/57 vengono realizzati grandi affreschi.


A proposito dell’organo questo nel 1877 divenne l’abitazione dei topi. In passato veniva suonato in tutte le feste religiose. L’organista che era del paese, pagato per metà dal comune e per metà dalla chiesa, e quando morì il comune non passò più le lire 60 annue e pertanto l’organo si suonava soltanto nelle principali feste dell’anno. Don Bevilacqua scrive invece che nel 1877, toltogli lo stipendio del comune, il povero organista morì di dolore e l’organo cadde in disgrazia.



La facciata è di aspetto neoclassico. E’ temperata da un armonioso affresco, sovrastante il portale, che raffigura il “ritrovamento della Croce” e da un ricco serto di fronde aggettate sul frontone del timpano.

La severa sobrietà della facciata e l’asimmetria del prospetto, restando una parte del lato sinistro defilata dalla sagoma del campanile, smorza quanto vi si potrebbe individuare di scolastico o di accademico, conferendo all’insieme un tocco gradevole di grazia rusticana.

A cura del Comune di Colleretto Giacosa – Giugno 2018. Fonti: Piero Venesia - Della Pedànea. Appunti di storia canavesana; Gino Vernetto - Colleretto Giacosa Storia e storie; Pubblicazione sulla Chiesa Invenzione di S. Croce.
Si ringrazia per la fotografia il signor Enzo Zucco