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Il comune di Colleretto Giacosa appartiene a: Regione Piemonte - Città metropolitana di Torino

Casa parrocchiale

Nome Descrizione
Indirizzo Via Giuseppe Giacosa - Colleretto Giacosa
La casa parrocchiale è a fianco della chiesa, separata da essa da via Giuseppe Giacosa. E’ un ampio edificio, semplice e lineare sul fronte di via Giacosa, caratterizzato da un miniscolo portoncino di ingresso che ne contraddistingue la funzione religiosa, mentre la facciata interna dispone di un ampio cortile dal quale è possibile scoprire la sua semplice ma ricercata bellezza.

Disposta su tre piani fuori terra è percorsa, ai piani superiori, da lunghe teorie di balconi e “lobie” canavesane in legno con l’affaccio di piccole finestre e porte finestre incorniciate di bianco, impreziosite da pannellature con rombi che esaltano l’antico abbinamento cromatico del verde salvia delle persiane e delle finestre rallegrato da qualche inserto giallo senape.

Anticamente la casa parrocchiale disponeva di una parte agricola, in cui viveva il mezzadro, poi venduta per essere trasformata ad abitazione privata.


Un tempo la casa parrocchiale era collegata tramite una galleria coperta di accesso al piano superiore della casa, segnata in una mappa catastale del 1779 ma non più presente in quella del 1808.

L’inventario parrocchiale del 1761 così riportava:
“Casa parrocchiale con cortile e due giardini, uno in attinenza dell’altro ivi avanti stalla, con ajra avanti e munita detta casa di porta grande, il tutto munito di una muraglia di cinta; più un forno per cuocer pane, con pozzo d’acqua viva ivi davanti la cuccina, tutto situato nel recinto di questo luogo nella regione detta di San Pietro … continente questa crotta inferiormente alla sala, con tre stanze al piano di terra cioè la prima denominata la Cuccina, l’altra ivi attinente inserviente e denominata volgarmente il Pejlo, e la Sala, con due scale, che danno l’accesso al piano superiore…contiene stanza n° cinque compreso il granaio e cinque gabinotti formati di boscho, con solaio…”

La casa era anche residenza del mezzadro (il massaro) che coltivava i terreni di proprietà della parrocchia.

La casa subì diversi interventi di manutenzione e di ristrutturazione spesso sostenute attraverso la vendita di lotti di piante di pioppo, di quercia e noce del beneficio parrocchiale.
Dunque come per l’Amministrazione comunale, le piante rappresentano l’ancora di salvezza in caso di spese straordinarie, come succede ancora nel 1940 quando vennero vendute 5 noci, 7 roveri e 39 pioppi per riparazioni varie alla casa parrocchiale.

I redditi della chiesa derivavano anche dalle elemosine che si ricevevano dai fedeli, dal lavoro fatto dai volontari e dal filo ottenuto dalla filatura della canapa che le donne torcevano con le conocchie nei giorni festivi o nelle notti d’inverno nella stalla, alla luce della lanterna alimentata da olio di noce o di vinaccioli, e infine venduto a beneficio dell’amministrazione della chiesa. C’era persino una compagnia teatrale che dava spettacoli per raggranellare quattrini per la costruzione della chiesa.


Queste volontà, a quanto pare, come riporterà nei suoi appunti don Bevilacqua (parroco di Colleretto dal 1871 al 1892), configgono con il resto: “Una cosa degna di essere ricordata ai posteri è la stravagante mania che hanno tutti i paesi componenti della così detta Pedagna, di consumare nelle vigilie delle feste una quantità non indifferente di polvere per lo sparo dei mortaretti, far partire dal campanile a razzi i fuochi d’artificio e nell’interno delle chiese splendide luminarie con grande consumo di cera a danno della sacrestia ma i priori vogliono tutto questo spettacoloso divertimento senza però spendere un soldo del proprio… Ad essi piace tutto questo sfarzo in chiesa, ma la maggior parte non s cura di fare la Pasqua né di sentire la messa alla festa: solo si trovano quando vi è la musica o scelta cantoria per divertimento piuttosto che per devozione”.

A cura del Comune di Colleretto Giacosa – Giugno 2018. Fonti: Colleretto Giacosa. Storia e storie di Gino Vernetto e Della pedanea di Piero Giacosa.