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Il comune di Colleretto Giacosa appartiene a: Regione Piemonte - Città metropolitana di Torino

Casa Giacosa "La grande arca"

Nome Descrizione
Indirizzo Via Giuseppe Giacosa 55 - Colleretto Giacosa
Casa Giacosa inizi ‘800, riplasmazioni fine ‘800
Dall’originaria Roccavignale, i Giacosa approdano nel Canavese con Pietrino, fattore nel Castello di Strambinello. Da lui discende Giuseppe e quindi Pietro Dalmazzo, notaio e possidente che, all’inizio del sec. XIX, acquista la casa.
A quel tempo è una cascina che al piano terra accoglie una modesta abitazione rustica e al superiore un semplice solaio. L’immobile perviene in successione a Guido, magistrato, e quindi al suo primogenito, il drammaturgo Giuseppe Giacosa (1847-1906).

La vetusta cascina è frattanto ampliata e acquisisce una planimetria a “L”, soprelevata a tre piani, aperti sulla fronte meridionale in una doppia loggia al primo e secondo piano, come un soleggiato belvedere sull’anfiteatro morenico.

La casa diviene in breve “La Grande Arca”, come la definirà Pastonchi nel 1903, luogo di ritrovo e richiamo degli illustri comprimari di un cenacolo culturale che ha come regista e attore protagonista Giuseppe Giacosa imprimono i loro nomi sui pilastri del loggione, spazio elettivo di consesso. Tale è anche l’armonioso porticato, aperto sull’ampio e suggestivo parco con alberi secolari, che si dilata a levante e a meridione della casa, sobria e accogliente nel suo impianto chalet, declinato secondo un gusto tipicamente canavesano.

Salvator Gotta, nel 1936 su Le vie d’Italia, pubblicò un articolo dal titolo La casa di Giuseppe Giacosa.
“La casa ove Giuseppe Giacosa nacque, lavoro e morì è a Colleretto Parella in Canavese, sorge sul ciglio della strada provinciale che congiunge la Valle dell’Orco, Cuorgnè, Castellamonte con Ivrea. La strada corre alta sul versante della collina ove Colleretto Parella digrada e stagna poi giù nella conca prativa; la casa del Giacosa domina il villaggio, in cima alla salita, fronteggia un’osteria ove un tempo le diligenze e i carri sostavano.

“Essa è bianca, semplice e signorile… grandi finestre che pare si compiacciano d’aprirsi alle voci e ai rumori della strada e un muricciolo che invita a guardare giù nel giardino modesto di aiuole, di vialetti, folto di pini centenari… animato da una vasca circolare con lo zampillo che chiocciola sommesso. Dal giardino, una scaletta esterna sale a una loggia i cui archi sono sostenuti da pilastri quadrati, guardanti sul lato opposto della strada, verso le case del villaggio, i prati, le boscaglie, le colline lontane, sotto un immenso cielo.

“Orizzonte sereno tutt’attorno. Di qua il rosso castello di Loranzè adocchia dall’altura; i vigneti allineano pilastrini bianchi sempre più piccoli quanto più ripido il monte s’agerde; di là, fra ondulazioni di brune gibbosità collinose folte di alberi svariano spigoli e tetti di case povere e ricche in buona compagnia e s’allarga la piana bel coltivata, ad appezzamenti molto frazionati, fino al castello di Pavone, colore dell’ossame dissepolto, e a quello di Masino, candido sulla morena lontana, poco più azzurra del cielo. Non v’è orizzonte nel Canavese che sia più caratteristicamente “canavesano” di questo che si vede dalla casa del Giacosa".

“La casa di Parella era sempre il punto di partenza e d’arrivo della “scapigliata banda”…. I pilastri della loggia sono tutti illustrati da autografi d’ospiti illustri: si leggono i nomi grafiti sull’intonaco di Arrigo Boito, Giovanni Verga, Edmondo De Amicis, Luigi Cadorna, Arturo Toscanini, Giosuè Carducci… Pastonchi sopra la propria firma, ha inciso i tre ultimi versi d’una sua od che io ricordo d’aver sentito recitare da lui stesso al Giacosa e ai suoi famigliari raccolti sotto i pini del giardino:

e della casa hai fatto la grande arca
ove i figli sorridono ai nipoti,
Tu vigilando calmo patriarca.

“Ma molti altri celebri personaggi passarono nella casa di Parella lasciandovi dolci memorie; notevole, sopra tutti, Eleonora Duse… E ben ricordo Antonio Fogazzaro, Luigi Barzini… E Giovanni Pozza e Puccini e Ojetti…



A cura del Comune di Colleretto Giacosa Testi o fonti: Arch. M.G. Imarisio e Salvator Gotta, La casa di Giuseppe Giacosa. Per la fotografia si ringrazia il signor Diego Surace.