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Il comune di Colleretto Giacosa appartiene a: Regione Piemonte - Città metropolitana di Torino

4. Percorso nell'antico nucleo urbano

Nome Descrizione
Indirizzo Da via Ivrea, in via Umberto I alla scoperta del centro storico e delle relazioni con il vicino Castello dei S. Martino di Parella, signori anche di 'Pianavilla'
L’abitato giace disposto a semiluna, sulle più basse propaggini della fiancata morenica destra della Dora. Guardando dall’alto appare che il paese nacque e crebbe ai bordi delle due strade (vie Torino e Umberto I) che lo attraversano.

Davanti all’edificio del vecchio municipio, nello slargo un tempo chiamato “La piazza” dove avvenivano le riunioni dei capo-famiglia e stilati antichi documenti di compravendita (pare avesse recapito un notaio che qui convenisse quando se ne richiedevano le prestazioni), diparte via Torino.

Questa era considerata la strada principale: la “ Strà Granda”, che dirigeva verso ponente, inoltrandosi nel rione di Villa, il rione più antico, attorno al quale sono sorti gli altri quartieri; compreso tra le attuali vie Ivrea, Torino e Umberto I.

L’odierna via Ivrea, data le ridotte dimensioni, era una strada di campagna che portava alla zona agricola del Pomèr (oggi, il parco) oltre ad immettersi in via Umberto I. Qui scorreva il “ritano dei Tappero”, un modesto rigagnolo.

Oggi la via è pedonale: passeggiata dove domina il colore a esaltare la storia del luogo.
Nella via è installato un dipinto dell’artista Galliano Gallo e, nel tratto che fiancheggia l’edificio dove un tempo sorgeva un forno, l’artista Eugenio Pacchioli ha realizzato il murale “Il profumo del pane”: una narrazione che trasforma il forno in un edificio che parla e che lega il forno di oggi al forno di ieri.

Alla fine del ‘700 il rione di Pianavilla si estendeva dall’incrocio delle attuali vie Ivrea e Umberto I fino a piazza del Rosario con accanto il castello dei S. Martino ma, nel medioevo e fino al ‘600, non esisteva un confine tra Colleretto e Parella.

I S. Martino di Parella erano signori anche di 'Pianavilla' e 'Collereto': qui possedevano immobili tra i quali notevole, per ricercatezza architettonica, le case di via Umberto I ai civici 30/ 38 oltre a due forni.

Queste abitazioni rappresentavano la basse court (cortili) del castello: opera seicentesca realizzata in pieno rinascimento. Le ricerche condotte da Venesia riportano che la costruzione fosse già presente nel 1300, nella dimensione di casa –forte, con funzione legata al luogo. Qui passava l’unica strada che collegava Ivrea con Castellamonte e l’Alto Canavese.

La casa – forte era un autentico sbarramento ai piedi della “montà”: casa di una piccola scorta armata e del “pedageriuts” incaricato di riscuotere il pedaggio che sborsavano merci e persone in transito. Attorno alla “pedageria”, nelle vicine case stallaggi e abitazioni degli “artaché”che fornivano buoi e cavalli da attaccare di punta ai carri per aiutarli a superare la rampa e che svolgevano funzioni agricole e di commercio.

A mezzogiorno la Roggia costituiva il confine dei rioni: scavata nelle attuali dimensioni dai S. Martino di Parella intorno al 1450 con lo scopo di derivare la quantità d’acqua necessaria ad azionare due ruote motrici cui erano collegati i meccanismi per la fabbricazione della carta.
Già nel 1471 i S. Martino stipulavano il contratto per la costruzione della cartiera.
A valle del “bator” (la cartier) e sulle sponde della Roggia sorsero mulini e magli per la lavorazione di rame e ferro che fecero di questi quartieri un’area industriale delle Comunità circostanti.


Nonostante il trascorrere dei secoli l’abitato ha mantenuto la disposizione ad arco di cerchio che determina l’assenza di un nucleo centrale e conferisce a Colleretto il carattere di “borgo aperto”, percepibile percorrendo le piccole vie del centro
La recente ripavimentazione di Via Umberto I esalta il carattere del borgo valorizzando e cadenzando il continuum delle fronti su strada dove sono passaggi carrai voltati, antichi portoni aperti su corti dal fascino antico, tuttora leggibili nel loro impianto originario.

Teorie di loggiati con archeggiature di tipo Canavesano ne ritmano talora i prospetti interni, come nel complesso di case in via Umberto I nn. 30-38, dove permane il lungo e armonioso porticato di accesso al piano terreno di particolare pregio.

Le antiche mura del ricetto del castello dei S. Martino sono visibili percorrendo una stradina interna che diparte da via Umberto I dove incontriamo ordinate abitazioni, pregevoli palazzotti e cascine sorte ai piedi del castello.
Denota tale funzione la presenza di cellule edilizie dal perimetro contenuto: un tempo adibite a grange dotate di orti e coltivi, contigui a meridione all’ampia distesa dei «Prati della Roggia».


Nella via, tra le abitazioni più pregevoli, Casa Pezza, al n. 5 composta di un edificio abitativo anche questo d’impianto medievale con pertinenze rustiche, giardino e coltivi, serviti dalla Roggia del Mulino.

Anche la casa di Piero Giacosa, in via della Cartiera 13-15 era costituita da un cascinale con rustico edificato dal Vignola amministratore dei beni del Castello.

800 mt
Mm 20 ca