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Il comune di Colleretto Giacosa appartiene a: Regione Piemonte - Città metropolitana di Torino

2. Percorso morenico: I Verrous glaciali. Il Monte Mezzano regno di curiosi organismi crostosi e dello spettacolare adattamento del fico d’India nano parente del più grande

Nome Descrizione
Indirizzo Da piazza Regione S. Pietro, costeggiando il lato sinistro del cimitero, per un sentiero, oltrepassato il ponticello del Rio Valassa, le rocce emergenti del monte Mezzano
A Colleretto emergono numerosi Verrous glaciali raggruppati nella parte bassa del paese. Si estendono tra cimitero e dietro alla chiesa, tanto da contenerle, sino di fronte alla piazza del municipio e verso Loranzè con il monte Mezzano, oggetto del percorso.

Con il termine di Verrous glaciali s’individuano le emergenze rocciose che, preesistenti alle glaciazioni del Pleistocene (1.650.000-10.000 anni fa), furono ricoperte dai ghiacci e da questi levigate e modellate. Per i locali note come “Le Rocche”.
I Verrous si formarono quando un ghiacciaio incontra lungo il suo percorso un corpo roccioso molto resistente. Durante la fase di avanzata, il ghiacciaio erode la roccia, levigandola sulla parte sommitale e sul versante di provenienza del ghiaccio. Sul lato opposto permane una superficie irregolare e scabra che è quella che possiamo osservare e camminarci sopra.
Chi compie il percorso, da piazza Regione S. Pietro, a lato del cimitero, noterà le rocce che emergono alla sinistra. Dopo aver percorso un sentiero e il ponticello sul Rio Valassa, si intravvedono, tra gli alberi, le rocce emergenti del Monte Mezzano sulle quali è possibile arrampicarcisi e camminare, sino alla cima.
Il monte Mezzano (si fa per dire, ma così è censito!) è alto 276 metri. Se pensiamo che Colleretto è a 256 metri s.l.m., stiamo parlando di un “rilievo” di 20 metri d’altezza. In realtà è un dosso roccioso, irregolare e rugoso: esempio di cosa sono i Verrous glaciali.

Dalla sua “sommità” lo scorcio panoramico permette di osservare sulla sinistra il substrato roccioso della Colma di Mombarone, da cui diparte la Serra di Ivrea che delimita la zona del Canavese dal versante Biellese.
Osservando nel dettaglio, alla base della Serra, si nota una morena meno rilevata, la Serretta: cerchia più recente, formatasi nel corso della terza ed ultima glaciazione (Pleistocene superiore, da 130.000 a 10.000 anni).
In primo piano, intorno a Colleretto, verso Loranzè, i dossi rocciosi che emergono dalla pianura: verrous glaciali.
I depositi fluviali e fluvioglaciali hanno colmato la depressione interna all’Anfiteatro Morenico di Ivrea AMI, formando una vasta pianura alluvionale nella quale ci troviamo.

I Verrous si inseriscono in un ambiente più “naturale”costituito da un bosco rado con le principali essenze arboree nostrane: farnia, roverella, frassino e bagolaro, frammiste al castagno e la robinia.
I tronchi e le radici dei bagolari s’insinuino nelle fratture della roccia, sgretolandola, mantenendo così fede al loro appellativo di spaccasassi.

Sulla sommità dei Verrius vegeta una flora adattata a condizioni di carenza d’acqua e perciò definita xerofila - secca. L’adattamento più spettacolare è però rappresentato dal fico d’India nano, piccola “pianta grassa”, parente del più grande fico d’India, coltivato nelle regioni mediterranee per i frutti commestibili e altre interessanti piante. La roccia è qui striata e levigata dalla possente azione dei ghiacci e si osserva una parte degli imponenti depositi glaciali (morene) che compongono l’AMI.

L ’AMI è una imponente struttura generata da un ghiacciaio proveniente dalla Valle d’Aosta, che a più riprese ha occupato la pianura canavesana. Il ghiacciaio lungo il suo percorso ha eroso e trasportato i materiali (depositi glaciali), accumulandoli sul fronte e sui fianchi in forme di deposito: le morene. La morena rappresenta una sorta di “argine” (cerchia morenica) che delimita la zona occupata dal ghiaccio durante la fase di massima espansione. L’AMI è costituito da tre gruppi di cerchie distinte, riferibili a tre diverse glaciazioni. L’ossatura dell’anfiteatro è stata generata dalla seconda glaciazione (Pleistocene medio, da 0,73 a 0,13 milioni di anni). In questa fase sul lato sinistro si è formata la Serra di Ivrea, facilmente riconoscibile per la caratteristica linea retta che la delimita dall’orizzonte.

I Verrous sono anche inseriti accanto ad una piccola zona umida, molto interessante per la varietà di flora.
Questi piccoli ambienti, per lunghi periodi dell’anno fortemente impregnati d’acqua, offrono ospitalità ad una flora molto diversa dalla circostante. Alla fine delle glaciazioni, le zone umide erano molto diffuse nella Pianura Padana, ma oggi molto ridotte per opere di bonifica. L’ontano è albero tipico degli ambienti umidi, può superare i 20 m. d’altezza e si riconosce per la vischiosità di foglie e rami nonché, al taglio, per il colore rossastro. Il giaggiolo acquatico - Iris con splendidi fiori gialli. Sono inoltre presenti: lisca maggiore, mazza d’oro, menta selvatica e veronica acquatica .
Tipica colonizzatrice degli ambienti acquitrinosi, torbosi, ripariali e dei fossi è la lisca, alta fino a 2,5 metri; spesso si accompagna alla cannuccia di palude. Queste specie compongono l’ambiente del canneto che offre rifugio, dove è più fitto, soprattutto a uccelli che vi edificano il proprio nido.

500 mt.
30 min. a piedi con arrampicata