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Il comune di Colleretto Giacosa appartiene a: Regione Piemonte - Città metropolitana di Torino

Vigne storiche, cascinotti e privilegiati panorami da una balconata naturale sull’Anfiteatro Morenico

Nella parte più alta di Colleretto, al confine con i comuni di Loranzè e Parella, si estendevano a fine ‘700 i vigneti di Pietrino Giacosa, trisavolo del poeta, altri che anticamente rientrarono tra i beni del vicino Castello di Loranzè e del Beneficio parrocchiale o appartenenti a famiglie del luogo che gli dedicarono grandi cure.

Poco oltre si erge la Cappella di S. Rocco, passata dal 1989 in uso al Gruppo Alpini “Piero Malvezzi”, cui si deve il restauro.

Tutt’intorno si rincorrono filari di vasti vigneti storici dove, tra castagni, alberi da frutto, fiori e cespugli di rose, permangono antichi cascinotti, che si stagliano sul magico fondale del Castello di Loranzè.

Qui, tra altre, la vigna del Belvedere, i cui vigneti sono appartenuti un tempo alla famiglia di Giuseppe Giacosa, mentre oggi è censita fra i parchi e giardini storici della Provincia di Torino e segnalata su Italian Botanical Heritage tra le bellezze botaniche del nostro Paese.
I due cascinotti del Belvedere, a margine della vigna, sono stati di recente sottoposti a recupero conservativo e come altri riflettono i caratteri tipologici di questi particolari fabbricati, derivati dall’evoluzione di capanne in paglia o frasche che hanno iniziato a essere erette in muratura nell’800.
Si tratta di piccole costruzioni rustiche a pianta quadrilatera, mono o bilocali, a uno o due piani. Entrambi i cascinotti del Belvedere hanno volume parallelepipedo, un unico piano e sottotetto, copertura a spiovente orlata di lambrequin, differenziandosi nel paramento: in un caso risolto a semplice intonaco e nell’altro a dicotomia orizzontale, che riprende le tonalità del Castel Rosso di Loranzè.

Ai capi dei filari di viti sono invece piante di rose giallo-arancio, preziose sentinelle che, oltre a proteggere le viti, concorrono a creare uno scenario di rara suggestione.


I cascinotti di vigna (ciabòt, in dialetto) sorgono numerosi in cima o mezza collina coltivata, a volte quasi nascosti, e presentano un ingresso in facciata e, talora, un altro sul retro.
Inizialmente utilizzati come ricoveri per attrezzi, fieno e riserva d’acqua, sono serviti come riparo per i contadini. Saliente è il loro nome proprio, che ne indica l’appartenenza e di conseguenza il possesso dei contigui vigneti, divenendo così uno strumento per affermare uno status raggiunto. Alcuni sono in muratura o risistemati, altri ancora in pietra oppure in cemento. Il nome può inviare ad altre prerogative, come il colore del paramento o un particolare simbolo sulla costruzione.


Questi vigneti occupano una balconata naturale d’incredibile bellezza che delimita il lato meridionale del pianoro, offrendo uno dei più grandiosi panorami sull’Anfiteatro Morenico e sulla Serra d’Ivrea che si apre davanti ai nostri occhi.
La visione è emozionante.
L'immenso catino, abbraccia con i suoi "argini" la vasta pianura distesa ai piedi del Mombarone. Ciò che colpisce è il verde, spalmato ovunque in tutte le sue sfumature, intenso e interrotto solo qua e là dal rosso dei tetti. I borghi sono disseminati tra campi di mais, vigne e boschi, qualcuno sul piano, altri un po’ più su, sui colli, a fare da corona ad Ivrea. Il castello di Masino è la di fronte e un po' più in là la Serra d’Ivrea che delimita la zona del Canavese dal versante Biellese.

Storicamente quest’area, insieme a quelle di Loranzè e Parella, ha avuto una forte vocazione della produzione di vino che oggi pare riemergere.


Il Comune di Colleretto rientra nella zona di produzione delle uve Consorzio Tutela Vini D.O.C. Caluso Carema Canavese per l'ottenimento dei vini designati con la denominazione di origine controllata "Canavese".

Le condizioni ambientali e di coltura dei vigneti risultano pertinenti e conformi a quelle tradizionali dell’area geografica e adatte a conferire alle uve e al vino derivato le specifiche caratteristiche di qualità. Insistono sui contrafforti rivolti verso la conca canavesana, in esposizione Sud-Sud/Est, della morena laterale destra dell’Anfiteatro Morenico, incisa a sud dal Torrente Chiusella. Trattasi di impianti che sono posti in una zona di produzione delle uve da considerarsi idonea alla produzione dei vini.

Presentano requisiti rispettosi della norme per la viticoltura: ubicati in terreni di buona esposizione, di origine morenica con altitudine tra i 300 e i 360 m. s.l.m.. Da ultimo, il terreno presenta un substrato pedologico caratterizzo con tessitura franco-sabbiosa, a reazione da acida a sub-acida, con buona disponibilità di ossigeno e permeabilità moderatamente alta.

Negli ultimi anni, grazie a investimenti di privati, la zona è stata oggetto di rilevanti interventi di recupero e rinnovamento degli impianti dando risalto alla vocazione della produzione di vino.
Oltre all'intervento dei privati, sono presenti due attività imprenditoriali che producono vino da uva erbaluce.