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Il comune di Colleretto Giacosa appartiene a: Regione Piemonte - Città metropolitana di Torino

Pilone votivo dedicato all'Immacolata - Cascine Ramasso

Nome Descrizione
Indirizzo Via Piano Cascine Ramasso- Colleretto Giacosa
Due piloni votivi (il primo dell’Immacolata e il secondo di San Martino) sono presenti lungo un percorso in pianura, fra i campi, dove si incontrano alcuni cascinali (Ceretto, Gallo e Colomeri), edificati lungo un percorso che lambisce il corso del torrente Chiusella e prosegue il suo corso alla ricerca della Dora.

L’ampia area di campagna coltivata, i pochi nuclei di abitazioni contadine, presenti fino alla Cascina Colomberi, raggiungibile per una strada sterrata che corre accanto ad un fitto bosco ceduo, sorprendente per la dimensione selvaggia, fanno apparire illogica l’ubicazione dei due piloni votivi in quel luogo.

La tradizione afferma che qui passava una pubblica strada, mettente in comunicazione Ivrea con il basso bacino dell’Orco, che era anche la più breve e la più frequentata per Torino; in un tratto, detto Caussagna, per attraversare un profondo avvallamento sempre pieno d’acqua, era necessario l’aiuto dei muli che venivano forniti da vicini cascinali.
E’ probabile che si tratti di quella “via plana”, diramazione della “via petrosa” che, proveniente da Vialfré, attraverso Cesare, Gatto, Scarmagno, Morano, il Molinasso, superava il Chiusella con un facile guado, proseguendo, attraverso le cascine Peyla e Sanguignola, per Pavone e Ivrea.

Il Chiusella, pur con il sempre imminente pericolo delle sue piene, rappresentava per Colleretto, Parella, Loranzè e Pavone una enorme ricchezza. Oltre alle acque di irrigazione, di cui beneficiava tutta la piana, da esso erano derivate quelle rogge sui cui bordi erano cresciuti battitori di carta, fucine per rame e ferro, mulini, una fornace di mattoni a servizio dei San Martino di Parella, piste per la canapa e l’olio; tutti gli “ordegni” di questi “artifizi” erano mossi dai salti delle acque del Chiusella. Si trattava di una fonte di energia preziosissima, gelosamente custodita, e pertanto un luogo che oggi definiremmo strategico.

I motivi per cui tale via di transito venne abbandonata sono sconosciute. Tenendo però presente che immediatamente a oriente di questo punto sfocia in Chiusella il Rio Ribes, e che sovente le piene della Dora trovarono il loro sfogo proprio in questo torrente, non è da escludere che una di queste piene possa aver provocato tali modificazioni del terreno da rendere necessario lo spostamento della via in luogo più agevole e sicuro.

Ancora oggi permane il percorso: un itinerario piacevolissimo, ideale da farsi in carrozza trainata da cavalli, in bicicletta o a piedi che permette di immergersi nella campagna canavesana e, proseguendo su Pavone, dopo aver guadato alcune fontane e risorgive di acqua trasparente, habitat del gambero di acqua dolce, si costeggiano i resti di antichi ricetti per raggiungere il torrente Chiusella…

Il primo pilone che si incontra è una cappella votiva interamente affrescata su tutte le facciate, cosa che fa presumere che, quando fu realizzata, sorgesse su un crocevia.
La nicchia centrale raggruppa gli affreschi dell’Immacolata, di San Giuseppe e di Sant’Antonio con la colomba dello Spirito Santo. La seconda facciata, quella che guarda a Parella, vede affrescata Santa Apollonia. La facciata che guarda al torrente Chiusella presenta un affresco con Santa Lucia, mentre quella che guarda a Pavone Canavese, raffigura San Giovanni Battista.
La cappella votiva è stata ristrutturata dagli abitanti delle cascine della zona nel 1958.

Le funzioni dei piloni, derivati dalle edicole romane, erano molteplici: erano naturalmente luoghi di devozione, ma anche di sosta durante i faticosi trasferimenti lungo i sentieri, spesso percorsi portando un pesante carico sulle spalle. Vi si fermava per pregare o riposarsi; vi facevano tappa le processioni. C’erano piloni devozionali, altri propiziatori; qualcuno li costruiva per “Grazia ricevuta”, altri in occasione di funerali o ricorrenze. Sorgevano nei centri abitati ma soprattutto lungo sentieri e mulattiere, dove rappresentavano importanti punti di riferimento per i viandanti. Raramente venivano dedicati al Cristo; la predilezione dei committenti andava ai santi, soprattutto a quelli venerati dai contadini perché proteggevano il bestiame ed i raccolti o perché salvaguardavano dalla peste.

A cura del Comune di Colleretto Giacosa - giugno 2018. Fonti: Piero Venesia "Della Pedanea Appunti di storia Canavesana"