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Il comune di Colleretto Giacosa appartiene a: Regione Piemonte - Città metropolitana di Torino

Pilone votivo dedicato a San Martino del Piano

Nome Descrizione
Indirizzo Via Piano 4 Località Colomberi - Colleretto Giacosa
Il secondo pilone votivo che si incontra in via Piano è dedicato a San Martino che prima del 1945/50 aveva una nicchia affrescata con una immagine non più leggibile per l’ingiuria del tempo che venne intonacata e ornata con una statua della Madonna.

Il pilone sorge accanto alla cascina Colomberi e a una suggestiva costruzione: una sorta di torre quadrata.

Fatto sintomatico che sul luogo dove sorge il pilone dedicato a San Martino sorgesse già nel 1250 la Chiesa di S. Martino del Piano già menzionata in un documento dell’epoca. Così come non esistono dubbi sulla sua ubicazione e che avesse un campanile. Nel 1459, nell’atto di definizione dei confini tra le Comunità di Parella, Colleretto e di Loranzè da una parte e di Pavone, vennero piantati proprio presso il campanile della Chiesa di S. Martino del Piano i termini, atti a segnare detto confine.
Nel 1772 in una causa intentata da Pavone per questioni di confini questa viene chiamata campanile di San Martino.
Pertanto questa sorte di torre quadrata è da considerasi il campanile dell’antichissima Chiesa di San Martino del Piano. Le mura dello spessore di 80 cm. sono costituite da sassi e qualche grosso mattone: un parallelepipedo di 9,5 all’imposta del tetto e base quadrata di 4,2 metri di lato.
La torre a pianta quadrata è ubicata all’esterno del lato sud di un antico muro che costituiva una probabile recinzione. E' presente un tratto di muro perimetrale di un fabbricato, addossato alla torre, testimonianza di altra costruzione: probabilmente proprio la chiesa in questione.

In via Piano, in pianura, fra i campi, dove si incontrano alcuni cascinali (Ceretto, Gallo e Colomeri) edificati lungo un percorso che lambisce il corso del torrente Chiusella e prosegue il suo corso alla ricerca della Dora, sono presenti due piloni votivi (il primo dell’Immacolata e il secondo di San Martino)
L’ampia area di campagna coltivata, i pochi nuclei di abitazioni contadine presenti fino alla Cascina Colomberi, raggiungibile per strada sterrata che corre accanto ad un fitto bosco ceduo, sorprendente per la dimensione selvaggia, fanno apparire illogica l’ubicazione dei due piloni votivi in quel luogo.
La tradizione afferma che qui passava una pubblica strada, mettente in comunicazione Ivrea con il basso bacino dell’Orco, che era anche la più breve e la più frequentata per Torino; in un tratto, detto Caussagna, per attraversare un profondo avvallamento sempre pieno d’acqua, era necessario l’aiuto dei muli che venivano forniti da vicini cascinali.
E’ probabile che si tratti di quella “via plana”, diramazione della “via petrosa” che, proveniente da Vialfré, attraverso Cesare, Gatto, Scarmagno, Morano, il Molinasso, superava il Chiusella con un facile guado, proseguendo, attraverso le cascine Peyla e Sanguignola, per Pavone e Ivrea.

Il Chiusella, pur con il sempre imminente pericolo delle sue piene, rappresentava per Colleretto, Parella, Loranzè e Pavone una enorme ricchezza. Oltre alle acque di irrigazione, di cui beneficiava tutta la piana, da esso erano derivate quelle rogge sui cui bordi erano cresciuti battitori di carta, fucine per rame e ferro, mulini, una fornace di mattoni a servizio dei San Martino di Parella, piste per la canapa e l’olio; tutti gli “ordegni” di questi “artifizi” erano mossi dai salti delle acque del Chiusella. Si trattava di una fonte di energia preziosissima, gelosamente custodita, e pertanto un luogo che oggi definiremmo come strategico.

I motivi per cui tale via di transito venne abbandonata sono sconosciute. Tenendo però presente che immediatamente a oriente di questo punto sfocia in Chiusella il Rio Ribes, e che sovente le piene della Dora trovarono il loro sfogo proprio in questo torrente, non è da escludere che una di queste piene possa aver provocato tali modificazioni del terreno da rendere necessario lo spostamento della via in luogo più agevole e sicuro.

Ancora oggi permane questo percorso: un itinerario piacevolissimo, ideale da fare in carrozza trainata da cavalli, in bicicletta o a piedi che permette di immergersi nella campagna canavesana e, proseguendo su Pavone, dopo aver guadato alcune fontane e risorgive di acqua trasparente, habitat del gambero di acqua dolce, si costeggiano i resti di antichi ricetti per raggiungere il torrente Chiusella…

A cura del Comune di Colleretto Giacosa - giugno 2018. Fonti: ”Piero Venesia “Della Pedanea” e Gino Vernetto “Colleretto Giacosa Storia e Storie”