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Il comune di Colleretto Giacosa appartiene a: Regione Piemonte - Città metropolitana di Torino

Dipinto di San Pancrazio Martire

Nome Descrizione
Indirizzo Via della Cartiera 7 - Colleretto Giacosa
All’incrocio tra la vecchia strada Ivrea – Castellamonte e le strade secondarie provenienti l’una da Cima Villa e Santa Liberata di Colleretto e l’altra da Pranzalito – Perosa, sorge la Cappella del Rosario che costituisce l’estrema propaggine orientale dell’affiancato complesso edilizio del castello dei San Martino che sorge imponente in territorio del Comune di Parella.

In questo piccolo slargo (noto come piazza del Rosario che delimita i confini tra i Comuni di Colleretto Giacosa con Parella) si affacciano, su Via della Cartiera, due adiacenti edifici privati che sulle loro facciate presentano dei segni “minori”del sacro.

Queste raffigurazioni sacre spesso si trovano lungo la viabilità storica o ad un bivio o lungo gli storici percorsi di collegamento tra le borgate per manifestare la devozione di un popolo antico nei confronti dei santi, sovente invocati a protezione della famiglia e delle attività lavorative nei campi e nei boschi. Potevano essere realizzati con mezzi e materiali semplici e poveri come affreschi o dipinti murari a carattere sacro, o scolpite, o “ancone” tavole dipinte incorniciate realizzati sulle facciate delle abitazioni private, luoghi in cui è più frequente trovare palazzetti signorili. Le ancone sono raffigurazioni dipinte o scolpite, svariate per tipologia, formata dal supporto e dalla cornice, da collocare sugli altari o utilizzata per devozione privata, soprattutto se di piccole dimensioni.

Tra le case che si affacciano sulla piazza, sulla facciata dove è ancora ben visibile una caratteristica “lobia” in legno, spicca tra le finestre del primo piano, l‘affresco di San Pancrazio con linee cromatiche semplici e armoniose. E’ presente la scritta San Pancrazio Martire e al dipinto fu applicata una semplice cornice in legno ornata sulla parte superiore. Non è dato sapere se la cornice in legno sia stata applicata successivamente; c’è certezza che un proprietario della casa, tale signor Rolla, lì possedesse un laboratorio di falegnameria. L’affresco di San Pancrazio era comunque in origine contornato da gradevoli ornamenti e da una banda colorata, che riquadra il dipinto, di un intenso grigio -azzurro che richiama lo stesso colore dell’intonacatura dell’abitazione, ora poco visible.

E’ tuttavia a partire dal Basso Medioevo (XII. XIII. XIV) che l’uso dei colori prende piede; anzi questi ultimi servono ad accentuare il valore simbolico della luce e della bellezza interiore, quasi divina, mentre i secoli che precedono il Mille si erano limitati ad utilizzare tre colori “polari”: bianco, rosso e nero. Tra le diverse tinte il blu è senza dubbio quello più amato in Europa: simbolo di spiritualità e regalità. Nella pittura murale, il blu veniva usato generalmente per gli sfondi, con lo stesso valore simbolico che aveva l’oro nelle tavole. Abitazioni con facciate di colore azzurro-grigio sono presenti in antichi borghi canavesani, oltre che in prestigiosi palazzi torinesi.

Questa abitazione, come le altre presenti in via Umberto I, rappresentavano la basse court (i cortili) del vicino castello dei San Martino: opera seicentesca realizzata in pieno clima rinascimentale. Le ricerche condotte dal medico Venesia riportano che molti sono gli elementi che fanno ritenere che la costruzione fosse presente in epoca anteriore (certamente già all’epoca del tuchinaggio - XIV sec.): probabilmente solo nella dimensione di casa –forte, con funzione legata del luogo.

Proprio qui passava l’unica strada che collegava direttamente Ivrea con Castellamonte e l’Alto Canavese.
La casa – forte era dunque un autentico sbarramento ai piedi della “montà”; la casa di una piccola scorta armata e del “pedageriuts” incaricato di riscuotere il pedaggio che dovevano sborsare merci e persone in transito. Attorno alla “pedageria”, nelle vicine case di Parella e di Colleretto, erano gli stallaggi e le case degli “artaché”che fornivano i buoi ed i cavalli da attaccare di punta ai carri, onde aiutarli a superare la rampa o che svolgevano altre funzioni agricole e di commercio.
Il castello dei San Martino, in clima rinascimentale, riflette le mutate condizioni dell’epoca. Si è venuta modificando la sua funzione: con l’avvento delle armi da fuoco servono vere e proprie fortezze e si è venuta a modificare la mentalità del castellano. La sua casa cessa d’essere un apparato bellico e comincia ad essere vista come luogo di pace e del riposo, come testimonianza del prestigio della famiglia con torri e ponti levatoi.

L’impianto medievale, di borgo aperto di Colleretto Giacosa e gli edifici posti in Via Umberto I, testimoniano tali vicende storiche: evoluzioni vissute anche dalle circostanti abitazioni del centro storico di Colleretto dove sono presenti sia elementi medievali, sia pregevoli palazzotti costruiti ai piedi del castello.

A cura del Comune di Colleretto Giacosa - giugno 2018. Fonti: Piero Venesia “Della Pedanea”